L’incredibile odissea sanitaria di un ragazzo di Palermo

2008- Oggi

L’incredibile odissea sanitaria di un ragazzo di Palermo

Matto? No, solo stitico

L’avevano scambiato per matto. In realtà, tutti i problemi scaturivano dalla sua pancia: perché non soffriva di guai mentali, ma solo di stipsi. Per intuibili ragioni, O.V., 21 anni, di Palermo, preferisce non rivelare il suo vero nome. L’incredibile odissea che ha dovuto affrontare, però, quella la vuole raccontare in ogni dettaglio. Per evitare che altri ragazzi nella sua condizione si trovino a subire i tormenti che sono toccati a lui. Per anni dentro e fuori dalle cliniche psichiatriche, trattato a psicofarmaci, con diagnosi inquietanti come crisi depressiva, allucinazioni e psicosi fobica. Quando, invece, a farlo penare era solo una forma particolare di stitichezza dovuta a un prolasso rettale. Certamente grave, ma risolvibile con un intervento chirurgico di circa mezz’ora.

Una storia allucinante, che comincia quando O.V., è ancora bambino. Piange in continuazione per il mal di pancia, e i pediatri pensano subito alle coliche gassose. I genitori cercano di aiutarlo con suppostine e perette, ma i dolori all’addome continuano, sempre più atroci. “Quando ero alle medie andavo spesso in bagno”, ricorda O.V., “perché avevo un continuo senso di pesantezza e lo stimolo “ad andare”. Ma nonostante i clisteri, anche più volte al giorno, niente da fare. C’erano pure le perdite di sangue. E sopratutto provavo un dolore cosi lancinante da constringermi a gridare”.

In casa le provavano veramente tutte, anche le diete a base di frutta e verdura, ma miglioramenti non ce n’erano, anzi: a mano a mano che O.V. cresceva, il suo stato si aggravava. “Una vita infernale. Al punto che, attorno ai sedici anni”, ammette,”ho pure abbandonato la scuola. Mi sentivo troppo a disagio: con i compagni, che a vedermi stare cosi male mi prendevano in giro (d’altronde, non potevo certo spiegare loro, nei dettagli più intimi, la mia sofferenza), ma anche con i professori, che a volte pensavano fingessi, con le mie richieste continue di andare al bagno…”.

Una girandola di esami. Con l’adolescenza, la situazione precipita. Inizia il pellegrinaggio dagli specialisti, le analisi non si contano. Rettoscopia, radiografia del colon, esami alla vescica… ma l’esito è sempre lo stesso: dal punto di vista organico, tutto sembra a posto. E cosi si iniziano a prendere in considerazione i disturbi mentali.

O.V. finisce prima dallo psicologo e poi in clinica psichiatrica. “Non sapendo che pesci pigliare”, ricorda con rammarico, “pensavano che il mio fosse un modo patologico di attirare l’attenzione, come dal resto capita a molti adolescenti. Magari per una forma di gelosia nel confronti del mio fratellino, o per una crisi affettiva. Quanto a me, non mi credeva più nessuno. Così ho smesso di frequentare gli amici, e anche con i miei genitori i rapporti si sono raffreddati. Ho attraversato un periodo di solitudine davvero terribile”.

Certo è che, nonostante gli antidepressivi, la condizione di O.V. non migliora. Così è un continuo entra ed esci dalle cliniche, a volte con ricoveri lunghi intere settimane. Roba che se già non sei matto rischi di diventarlo…

Finalmente la svolta. Poi, a 18 anni, per puro caso, la svolta. Guardando alla Tv il programma Uno Mattina O.V. se lo ricorda come fosse oggi, quel giorno: “Parlavano di stitichezza e c’era questo professor Longo che descriveva una serie di sintomi assai familiari: il bisogno continuo d’andare di corpo senza riuscirci, le perdite di sangue…Era esattamente quello che succedeva a me! Cercai in tutti i modi di convincere mia madre a procurarmi un appuntamento con quel professore che sembrava conoscermi così bene. Dovevo assolutamente parlargli, e subito. Lei mi ha creduto, è riuscita a rintracciarlo. E abbiamo fissato una visita.”

E bastata un’elementare manovra, una semplice palpazione, e il professor Antonio Longo, direttore del dipartimento di Colonproctologia e Malattie del pavimento pelvico al Saint Elisabeth Hospital di Vienna (ma esercita anche in Italia, a Monza, Roma e Palermo), scioglie l’enigma che per anni ha torturato O.V. : prolasso retto, questa la diagnosi, subito confermata un esame ad hoc (la cinedefecografia).

Nel giro di una settimana, Longo sottopone O.V. a un’operazione chirurgica da lui stesso messa a punto per asportare il prolass, ovvero il segmento di intestino che ne occlude la parte terminale. “una tecnica che consente di evitare incisioni”, sottolineaLongo,”dunque, un intervento poco invasivo, rapido e non doloros: si può praticare in anestesia epidurale, la stessa che viene usata durante il parto”.

Il prolasso rettale interno rappresenta una fra le cause più diffuse della stipsi. A questo disagio si possono attribuire il 10-15 per cento dei casi di stitichezza, una condizione spesso sottaciuta, ma che condiziona pesantemente la vita di milioni di italiani: nelle sue forme più o meno gravi, riguarda circa un uomo su cinque e una donna su tre. Ma in che cosa consiste? “E un’ostruzione meccanica che si presenta quando il retto è più lungo della norma”, spiega Longo. “Ciò lo porta ad afflosciarsi su se stesso. Un pò come l’antenna d’una radio, che, quando viene chiusa, ha i cilindri che entrano l’uno nell’altro, sempre più stretti. Provocando così un’ostruzione del canale intestinale”.

Una diagnosi difficile. Una patologia che, una volta diagnosticata, si può risolvere con relativa facilità, come Longo ci ha spiegato. Il vero problema è riconoscerla. “Occorre prestare attenzione a sintomi quali la sensazione di evacuazione incompleta, i tentativi ripetuti nell’andare di corpo, anche quattro o cinque volte nel corso della mattinata, ancora, il meteorismo, ovvero la pancia gonfia, provocato dalla fermentazione delle feci che non possono essere espulse. E poi la sofferenza psicofisica dei pazienti: perché, anche se si vergognano a dirlo, spesso sono costretti a effettuare quella manovra che noi chiamiamo “digitazione” (cercano, cioè, di agevolare la fuoriuscita delle feci con l’ausilio delle dita)”.

L’incubo di O.V: è ora soltanto un ricordo. “Nemmeno un giorno in ospedale, e la mia vita è cambiata”, gioisce con sollievo. “Non solo perché dolore e clisteri sono scomparsi. Nei mesi successivi all’operazione sono riuscito a ritrovare gli amici che avevo perduto, il rapporto con i miei genitori è rinato, e ho persino ripreso a frequentare il liceo”. Proprio così: qualche settimana fa si è pure guadagnato la sospirata e meritata Maturità.