PROLASSO UTERO-VESCICALE: L’INTERVENTO SALVA-UTERO

Giornale di Sicilia 30/06/2012

La tecnica mini-invasiva di riposizionamento anatomico, ideata
a Vienna dal chirurgo siciliano Antonio Longo, è in rapidissima
diffusione dopo la presentazione degli eccellenti risultati nei più
importanti congressi internazionali.

PROLASSO UTERO-VESCICALE: L’INTERVENTO
SALVA-UTERO

La POPS, un solo intervento, eseguito in laparoscopia, con tre piccole incisioni di
mezzo centimetro, per riposizionare utero e vagina, vescica e retto nella loro
posizione naturale con immediata guarigione dell’incontinenza urinaria e della
stitichezza. Tre giorni di ricovero, dolore assente o lieve e dopo 15 giorni si possono
riprendere tutte le normali attività. Questi i risultati riportati dal Prof. Longo nel 2008
su 500 pazienti, ed oggi confermati in tutto il mondo da tanti chirurghi che hanno
adottato la tecnica. La percentuale di recidiva è di solo il 2% contro il 30% delle
tecniche tradizionali.

La tecnica prevede l’inserimento, sotto la membrana
peritoneale, di un nastro di rete biocompatibile (chiamata mesh), che tira verso l’alto
tutti gli organi pelvici prolassati: vescica, vagina, utero e retto. In pratica la mesh
sostituisce e rinforza i legamenti che si sono rotti causando il prolasso. Pertanto è un
intervento che ripristina la normale anatomia pelvica e la normale funzione degli
organi. Un grande vantaggio è la conservazione dell’utero, che oltre che per la
gravidanza, serve a mantenere separati vescica e retto. L’asportazione dell’utero
comporta che la vescica potrà dilatarsi a dismisura con difficoltà a svuotarsi, l’alto
residuo urinario da sensazione di peso e, comprimendo il retto, rende difficoltosa
l’evacuazione e l’emissione di gas. Infatti queste pazienti soffrono spesso di
meteorismo e stitichezza.

Inoltre, in questo genere di chirurgia, è l’asportazione dell’utero che comporta i
maggiori rischi di complicanze. Infine, aggiunge Longo, tutte le donne, anche oltre la
menopausa, vivono come una menomazione fisica l’isterectomia. In realtà
l’asportazione dell’utero compromette l’innervazione della vagina e se si aggiunge
che gli interventi tradizionali comportano anche una o due grosse cicatrici vaginali
con restringimento del lume, si capisce perché alcune di queste donne, avvertono
dolore durante i rapporti sessuali e li rifiutano.

Pertanto quando l’utero non ha importanti alterazioni, quali eccessivo aumento di
volume per fibromatosi o carcinomi, deve essere risparmiato.
Spiega Longo: la vescica può essere l’unico organo prolassato, formando un cistocele
che forma una “palla” sulla parete anteriore della vagina e che può fuoriuscire
all’esterno. Generalmente il cistocele comporta inizialmente la cosiddetta
incontinenza urinaria da sforzo, così chiamata perché inizia con la perdita di urina
sotto i colpi di tosse, starnuti o ridendo; però il prolasso vescicale può anche
comportare ritenzione di urina, quindi distensione vescicale con possibili cistiti e
necessità di urinare frequentemente.

Anche il retto può prolassare isolatamente, internamente o esternamente,
comportando stitichezza o incontinenza fecale. Invece il prolasso dell’utero, o della
cupola vaginale nelle pazienti a cui l’organo è stato asportato, si associa sempre al
contemporaneo prolasso della vescica e del retto. Gli interventi ginecologici
tradizionali, purtroppo, non correggono il prolasso del retto ed il 60% delle donne
operate soffre di stitichezza.

L’intervento POPS è indicato per il prolasso associato di tutti gli organi pelvici, ma
anche per il prolasso della sola vescica o del solo retto. Il prolasso degli organi
pelvici colpisce il 25% delle donne che hanno partorito e la percentuale aumenta al
50% dopo i 50 anni. Purtroppo colpisce sempre più giovani donne. Sono considerati
fattori di rischio per il prolasso degli organi genitali il numero di gravidanze, l’obesità
e, soprattutto nelle giovani donne, l’anoressia. Le anoressiche sono generalmente
ragazze di intelligenza e sensibilità molto spiccata, afferma Longo, che sviluppano il

prolasso degli organi pelvici perché la denutrizione indebolisce i legamenti. Alcuni
chirurghi cercano di evitare queste pazienti per timore di ritorsioni legali. Invece
hanno assoluta necessità di aiuto chirurgico e psicologico e, tranne rari casi, si riesce
ad istituire con esse un ottimo rapporto umano, conclude Longo.

Il prolasso degli organi genitali spesso rende pessima la qualità di vita lavorativa,
sociale e di coppia, di queste donne che, sentendosi condizionate dai sintomi ed
isolandosi socialmente, spesso cadono in depressione. Purtroppo le donne hanno il
terrore dell’intervento chirurgico, ritenendolo mutilante e con un decorso post-
operatorio lungo e doloroso. Anche i ginecologi spesso suggeriscono di resistere e
rinviare l’intervento sapendo di alterare, con le tecniche trans-vaginali, in maniera
importante l’anatomia femminile e che inoltre il 30% recidiva. Invece il progredire
del prolasso altera sempre più le strutture e la fisiologia degli organi pelvici. In
particolare si assottigliano e si allungano le pareti vaginali con il rischio, quando il
prolasso fuoriesce dalla vagina, di creare lesioni ulcerative e distrofiche che possono
complicarsi in spiacevoli malattie.

Inoltre il prolasso comporta l’indebolimento e la
discesa dei muscoli del perineo con ulteriori conseguenze sulla minzione ed
evacuazione e comportando spesso un costante dolore gravativo. La POPS di Longo
sta trovando un immediato consenso tra le pazienti e i chirurghi perché restaura
l’anatomia normale, con un intervento assolutamente semplice, indolore e mini-
invasivo.

Tanto è l’interesse che recentemente in America, in Texas, al più importante
congresso di coloproctologia del mondo, il Prof. Longo è stato invitato a tenere ben
tre relazioni su questa nuova tecnica, con la motivazione che rappresenta un grande
avanzamento nella cura di queste malattie e pertanto consente alle donne di
avvicinarsi alla chirurgia molto più serenamente.